Liberamente
tratto da
“Le Ribelli”
Nando Dalla Chiesa
LA STORIA DI RITA BORSELLINO
Rita, sorella del giudice
Paolo Borsellino, si era
abituata a vedere il
mondo attraverso gli
occhi del fratello…..
I Borsellino erano considerati “i farmacisti”
di Trabia, loro paese natale in provincia di
Palermo.
Anche lei, come Paolo,
voleva intraprendere studi di diritto, ma dopo la
morte del padre bisognava mandare avanti la
farmacia di famiglia, e fu lei a sacrificare la
propria vita.
Paolo aveva promesso però che l’avrebbe
aiutata a dedicarsi in seguito ai suoi specifici
interessi.
LA STRAGE
Poco meno di due mesi
dopo la strage di Capaci,
costata la vita al giudice
Giovanni Falcone, un
altro attentato colpisce il
cuore di Palermo.
Il 19 Luglio 1992 il giudice Paolo Borsellino
viene ucciso in quella che è ricordata come la
Strage di via D'Amelio.
Una Fiat 126 parcheggiata
nei pressi dell’abitazione
della madre, con circa 100
kg di tritolo a bordo,
esplode al passaggio del
giudice, uccidendo oltre a
Paolo Borsellino anche i
cinque agenti di scorta.
Rita apprende dalla televisione che il fratello
non c’è più.
Quando giunge sul luogo dello strazio prova
l’istinto di scapparne per sempre; sono i figli
a convincerla a tornarci.
I funerali vengono celebrati tre giorni dopo
quelli degli agenti di scorta.
Molti ai funerali facevano con le dita il
segno a “V” della vittoria.
Ma come può esserci vittoria dopo quel
terrificante uno-due, Capaci e via
D’Amelio?
“ Vittoria per dire speranza nella
disperazione. O per cacciare la disperazione.
Vittoria per estrarre chissà quale
indecifrabile sentimento dal cuore sfinito di
pianto. Vittoria per non arrendersi. Per farsi
forza.”
LA PROTESTA DEI “LENZUOLI”
Rita si accorge che però la città di
Palermo desidera reagire…
Nota soprattutto che molte donne,
donne sconosciute, stanno
assumendo un ruolo da protagoniste
in questo “tornante sanguinoso”.
Per non arrendersi, iniziano ad
appendere un lenzuolo bianco al
balcone delle proprie abitazioni, in
segno di protesta.
http://www.inchiestasicilia.com/2012/05/04/un-lenzuolo-contro-la-mafia/
E ogni lenzuolo è una dichiarazione pubblica.
Significa “io sono qui, questa è la mia casa, io
sono contro la mafia”.
Le donne sono la punta di diamante della
rivolta morale.
Sono loro, le Ribelli.
Rita, dopo la morte del fratello, si mette al loro
fianco, e diventa una testimone civile.
Inizia quindi una sfida con se stessa, per
affrontare la sfida più grande: la mafia.
Nel frattempo,
mentre Rita continua la sua battaglia contro la
mafia,
incontrando senza sosta movimenti civili,
gruppi, insegnanti, studenti, giovani impegnati
sul tema della legalità, e tante donne,
le abitazioni dei due magistrati uccisi dalla
mafia
diventano luogo di pellegrinaggio.
In via Notarbartolo l’albero
davanti alla casa di Giovanni
Falcone viene ribattezzato
come “l’Albero Falcone”.
In via D’Amelio invece è
piantato un ulivo, in segno
di pace.
Nel gennaio 1993 viene catturato vicino alla
casa in cui abitava clandestinamente il capo
dei capi di Cosa nostra, Totò Riina,
il quale però fece subito sparire tutte le
prove, persino le impronte digitali.
E’ un periodo torbido,
pieno di misteri,
ma Rita non si fa intimidire dal nuovo
livello di scontro.
LA CAROVANA ANTIMAFIA
Così nel 1994, insieme ad Alfio Foti da vita alla
prima Carovana antimafia, la cui idea è quella di
portare un messaggio di forza e coesione per la
Sicilia.
Lo striscione tricolore su
cui i bambini si
inginocchiano per
dipingere e disegnare la
pace viene steso anche a
Corleone, terra di Riina e
Provenzano.
Nel 1995 don Luigi Ciotti la vuole al suo fianco per giudare
Libera, associazione di nomi e numeri contro la mafia.
Nella metà degli anni ’90 Libera lancia la sua campagna
più significativa: la raccolta di un milione di firme per una
legge di iniziativa popolare circa la confisca dei beni
mafiosi e per il loro uso sociale.
http://www.libera.it/
Nel 2005 si diffuse in alcuni ambienti della Sicilia la
più eretica delle idee: candidare Rita alla presidenza
della Regione al fine di portare in politica lo slancio
antimafia.
La sua candidatura contro quella di Totò Cuffaro,
rinviato per favoreggiamento aggravato di Cosa
Nostra.
Rita pensava fosse una missione impossibile; Cuffaro
aveva imparato a fare politica da ragazzo nelle file
della DC di Mannino,
finito anch’egli nelle inchieste giudiziarie.
Il 4 Dicembre 2005 si tennero in Sicilia le
“primarie”.
Rita stravinse, e incominciò così la sua lunga
battaglia.
La Sicilia delle donne ribelli puntava a governare
l’isola.
L’Italia intera dell’antimafia e della lotta per la
legalità faceva il tifo per lei.
Un giorno le chiesero quale fosse il suo legame con
la Sicilia, e rispose “Paolo”.
Un quarto degli elettori votò Rita Borsellino
Tuttavia uno dei nomi più onorati della storia, portato
da una donna,
venne bocciato proprio nell’isola che ha fatto
dell’onore il principale attributo di ogni persona …
……e vinse Cuffaro.
Ma Rita non si perse d’animo, si insediò nella sede
della Regione siciliana, da cui cominciò a guidare
l’opposizione.
A cura di Sara Chia
5 AFM
Istituto Superiore “C.A. Dalla Chiesa”